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kacciukkino

  

19 dicembre 2007
dinner watch

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Cene ed orologi inevitabile confronto

Ricorrenze da celebrare oggi

Incontrando nel presente il tuo passato

Sempre con te vorrei il mio

Tempo, tuo, nostro

Istanti reali

Non importa con cosa misurati, echi passati di me,  so solo che

Adesso desidero essere con te










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30 giugno 2007
sentimenti
Riflessioni sui discorsi di un distacco
 

 

Quando una relazione termina bruscamente per iniziativa di uno dei due amanti, inevitabilmente molte parole vengono spese. Discorsi per capire, per analizzare, per anestetizzare un dolore sordo che non si pensava possibile provare, per resuscitare un rapporto zombie, per alimentare inutili speranze appese a sottili fili di lettere e parole.

Poche e giuste frasi, unite all’esercizio dell’ascolto profondo, avrebbero potuto aiutare la cura della relazione, se in tempo ci si fosse preso la responsabailità di scoprire le ferite e chiedere: ‘aiutami, per favore, anche se non lo fai apposta mi fai male’. Solitamente, invece, questi sono i tempi dei silenzi, o del rumore di fondo a tutto spiano che sopprime ogni segnale di attenzione.

Dopo, per quanti discorsi si intavolino, magari in più round, una volta pronunciata la fatidica frase ( a scelta fra: ‘ non ti amo più’, ‘forse non ti amo più’, ‘non so se ti amo ancora’, voglio stare solo/a , ‘prendiamoci una pausa’…) tutto diviene quasi impossibile. Anzi, più frasi si pronunciano e più profondo cresce il solco fra gli - a questo punto ex- amanti.

A chi si porta a casa le ferite viene così quasi inevitabile riavvolgere e riascoltare il nastro della cronaca del distacco. Sembra anzi che i comandi di questo invisibile registratore si attivino da soli.

Dal riascolto, nel silenzio di una notte insonne, possono emergere piccole sfumature o importanti questioni che nel momento acceso del confronto erano sfuggite all’attenzione. Per stanchezza, o presa d’atto della situazione, o constatazione dell’inevitabilità della frattura magari si rinuncia ad aprire un ulteriore confronto. Esiste anche una sorta di pudore, sintomo del nuovo assetto e della distanza cresciuta velocemente fra i due, che consiglia di lasciar perdere la ripresentazione di nuove istanze di riesame, spesso pallose e totalmente inefficaci.

Se l’amore può essere salvato, lo si scopre abbracciandosi nudi e lasciando andare ogni difesa.

In ogni caso, per una maggiore consapevolezza del quadro, ed anche per un oggettivo riposizionamento delle reciproche osservazioni, può essere utile rivedere da soli alcuni punti.

Nel mio caso, eccone due o tre.

- 1 - Non visione del futuro, o sul matrimonio.

Cristina mi rimprovera di avere inoculato nel nostro rapporto un tempo fantastico ( e davvero, lo è stato) un letale germe che ne ha invalidato il futuro. Ironiche battutine sull’infelicità della coppia sposata, statistiche sul grado di decrescita della felicità di due persone nella transizione fidanzato-sposato, osservazioni al retrovisore nella pausa semaforica del gelido abitacolo-frigo che ospita marito e moglie, etc.

Credo che la realtà insegni che, sposati o no, la relazione ha bisogno di continua cura, di sincronizzazioni costanti con gli inevitabili cambiamenti dei due amanti che la alimentano.

Per me l’impegno di avere cura di Cristina, di amarla, di coccolarla, di aiutarla c’è, e c’è stato. Non ho aspettato l’arrivo di un funzionario timbromunito. So che per lei sarebbe stato importante un momento formale, e oggi ( anche ieri) so che avrei avuto piacere a farla contenta su questo aspetto.

L’altro ieri forse ero ancora scottato dalla mia precedente esperienza matrimoniale, ovviamente sfortunata.

Oggi la nostra relazione , che è stata bella, solida, felice per un tempo sufficientemente lungo che magari adesso avremmo potuto essere sposati, è in crisi e Cristina ha deciso che vuol stare da sola. Non accetta di puntare nuovamente sul di noi, di provare a cambiare alcuni ( per me pochi ) aspetti che hanno generato incmprensioni e infelicità.

Il punto essenziale e conclusivo della questione, qui, è che paradossalmente, se noi fossimo stati sposati, il rifiuto di Cristina (che mi accusa di aver generato continui dubbi sulla felicità del matrimonio come istituzione) di affrontare la nostra crisi avrebbe confermato la tesi dell’infelicità del matrimonio.

Io sono sicuro di amare Cristina e ho fede nel nostro rapporto. “Nella buona e nella cattiva sorte” non significa qualcosa di astratto o portare il brodo al capezzale del marito influenzato. Per me implica l’assunzione di responsabilità a coltivare l’amore. A farlo crescere. Ad affrontare gli sballonzolamenti che lì per lì fanno rimpiangere i momenti magici dell’inizio, in cui per incantesimo le cose funzionanvano da sole.

Penso che l’incantesimo iniziale è la rivelazione del gene dell’amore che due persone condividono.

Questo non vuol dire che senza far nulla l’incantesimo durerà. Mi impegnerei volentieri per ripartire, su basi nuove, forse più coscienti dei pericoli e delle bellezze della relazione (fermo restando l’abbracciarsi nudi nel letto eh…)

Il matrimonio è l’involucro della relazione. Per essere felici , credo si debba badare all’essenza.

Di matrimonio parla e scrive un sacco di gente. Anche dei soggetti che preparano coppie al matrimonio, ma che per statuto della loro chiesa non possono sposarsi ( e infatti i risultati delle preparazioni si leggono sulle statitstiche Istat….).

Io ho scritto qui solo quello che mi ha insegnato la mia esperienza diretta. Ogni situazione, poi, ha le sue singole peculiarità

-2- Pubblicizzare la relazione

Come tutti gli umani ho bisogno di amore e avrei voluto essere amato così per come sono ( il che non significa che non sia disposto a cercare di migliorare i miei numerosi difetti). Il che include l’essere orso, almeno un po’

La mia riservatezza sul nuovo rapporto amoroso, almeno nelle prime fasi (che mi godevo appieno senza necessità di pubblicizzare) ha indotto Cristina a ritenersi meno amata. O forse a pensare che vedessi il nostro rapporto come qualcosa di minore, e pertanto non degno di essere condiviso con amici e parenti.

Come orso non ho moltissimi amici, e i parenti li frequento poco.

Risultato ad oggi: dovrò trovare il modo di dire a babbo, tre sorelle, un fratello, tre nipoti, due cognati una cognata, una zia (non conto lo zio strullo, che comunque noterà la mia solitudine), alcune coppie di amici ( alcuni poco frequentati ma che comunque ci invitarono a cena), qualche conoscente in qua e là che sono tornato solo. Alle domande sorprese che immagino arriveranno (stavate così bene insieme sembravate fatti apposta!) troverò qualche frase di circostanza e – questo lo so per certo – mi sentirò di merda. Nondimeno, ero stato felice di pubblicizzare la mia bellissima compagna Cri. Davvero.

-3- Help needed – richiesta di aiuto

Quando eravamo insieme, ci sono stati momenti in cui avevi bisogno di aiuto ma non lo hai chiesto. Sarebbe bastata una telefonata. Ci sarei stato.

Ora che mi hai lasciato ho bisogno di aiuto. Telefono. Ovviamente, non rispondi.

Per amarsi dobbiamo lasciar perdere il puntiglio, la paura del rifiuto e i timori di esporre parti sensibili dell’anima. Tanto, a far finta di nulla, si feriscono comunque.






goodnight, almeno per la parte che ne rimane


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permalink | inviato da kacciukkino il 30/6/2007 alle 3:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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